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Dal punto di vista di ariela: io, Israele, il m.o., il mondo
10 marzo 2011
Neve e riflessioni

Ieri mattina, mercoledì 9 marzo, mi arriva una “e-mail” in ufficio per mezzo del “Calender”: Subject:  emergenza neve

Location: sala delle riunioni centrale

Start Time: 11.00

End Time: 12.00.

Mia risposta: decline

Notes: non nevicherà, comunque noi (=infermeria, anziani, malati, invalidi ecc.) siamo pronti.

Essere anziani ed avere un certo carattere (lunatico) ha un vantaggio quando si lavora con persone che hanno, al minimo, un ventina di anni meno di me: non discutono. Ed hanno fatto bene, infatti non ha nevicato. Come hai fatto a saperlo?  Non c’era odore di neve. Ma...la neve ha un odore? Eccome se ce l’ha! Ho risposto mentre mi tornava alla memoria la frase di non so quale canzone ...scende lentamente nelle vene e pian piano arriva fino al cuor....pensando  non all’amor, ma a quel freddo pungente, ma tranquillo, che precede la neve e che mi manca tanto.

            

             Kibbuz Bar Am 1992

Nel movimento kibbuzzista, sta spopolando un libro intitolato “Eravamo il futuro”. La scrittrice è una donna di cinquant’anni, nata e cresciuta in un kibbuz del nostro movimento che si trova qui al nord. Da anni vive a Tel Aviv. Se ne parla molto del suo libro, le descrizioni che a volte divertono, a volte ci mostrano noi stessi con i nostri stessi occhi, ma come se fossero usciti dalle proprie orbite e si fossero affacciati ad una finestra dirimpetto. La solita polemica “Abbiamo o non abbiamo sbagliato ad educare i figli con il metodo dell’educazione collettiva?”. Io, e su questo blog l’ho detto più volte, non credo si possa sempre giudicare il passato. L’educazione collettiva era un bisogno, trasformato a un certo punto in ideologia, che ha dato i risultati adatti alle necessità di quell’epoca. Si vede che non solo erano adatti a quell’epoca, ma che hanno educato i giovani ad un’apertura mentale abbastanza grande da saper cambiare quello che non è più adatto. Dici poco?

Però ho incominciato a riflettere: non sempre si può giudicare il passato, ma in questo periodo mi accompagna spesso il senso del dejà vu. Noi israeliani lucidi di pensiero (che significa con il pensiero non offuscato da ideali estremisti o dal fanatico credo religioso del tipo “tuttoènellemanididio”, non reagiamo alla realtà che ci circonda come gli ebrei europei non hanno reagito alla realtà che li ha circondati in Europa con l’ascesa di Hitler. Positivo o negativo che sia il processo che si sta sviluppando nei paesi islamici, noi sappiamo che prima o poi si rivolgerà contro di noi e questo indipendentemente dalla politica del governo schifoso che abbiamo.

 Analizziamo fino a un dato punto, al momento di concludere...cambiamo discorso, torniamo ai nostri piccoli affanni quotidiani come fossero le cose più importanti e fatali della nostra vita.

Dopo, si chiederanno "Ma perchè non se ne sono andati in tempo?".

 

 




permalink | inviato da ariela il 10/3/2011 alle 22:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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