Mi sembra di vivere a mezz’aria, il “se” accompagna i due terzi dei miei discorsi.
Se non scoppierà una guerra, in settembre partiremo per un mese di vacanza in Australia e Nuova Zelanda.
Se non scoppierà una guerra, in novembre terrò un corso di tecniche per l’attore.
Se scoppierà una guerra...
Se...se...se...
La sensazione è quella di vivere il momento prima della catastrofe, e la sensazione che segue è che il mondo, come uno stormo di corvi, sia in attesa. Dopo ci saranno le accuse reciproche, le falistà e le esagerazioni. Il senso d’impotenza è enorme, ieri ho letto la notizia secondo la quale il responsabile del giornalismo internazionale all’ONU ha convocato tutti i giornalisti stranieri di New York per parlare e mostrare un documentario filmato sulla Mavi Marmara. Ha escluso i due israeliani che hanno insistito di poter partecipare e di mostrare, con un filmato, la versione israeliana dei fatti. Il rifiuto è stato categorico. Gli hanno fatto causa. Ammesso e non concesso che vincano la causa, embe’? Il mondo corre, la prima impressione è quella che resta nella memoria, il giornalismo è un prodotto di consumo, gli islamici sono tantissimi, hanno tanto petrolio, tanti petrodollari e tanto bisogno di odiare per esistere. La partita è persa in partenza. Incomincio a pensare che se anche avessimo un governo meno cretino, la partita si gioca altrove, qui siamo solo semplici trompe l’oeil.

I nostri fanatici religiosi, gentilmente definiti da Lapalisse scarafaggi, ieri hanno organizzato una impressionante manifestazione in difesa del loro legale diritto di discriminare nelle scuole. Per di più una giovane signora che alleva da sola la sua bambina, tre anni fa ha fatto appello al tribunale perchè le hanno tolto la sovvenzione statale quando si è iscritta all’università, mentre la stessa sovvenzione viene regolarmente versata ai padri che studiano nelle yeshivot. Qualche giorno fa ha vinto la causa ed è stata immediatamente varata una legge che non distingue tra gli studenti laici e quelli religiosissimi. La legge è uguale per tutti. Insomma, sono portata a pensare che persino la destra laica incominci ad averne le tasche piene degli ultra(s) religiosi. Questo pensiero rafforza la mia convinzione che la soluzione sia “Due stati per due popoli”, uno per gli ebrei laici, l’altro per gli ebrei ultra religiosi. Quest’ultimo in prossimità di Gaza, tra sharia e alachà non c’è grande differenza.
In estate a Tel Aviv ci sono sempre concerti all’aperto, quest’anno gli artisti hanno disdito, credo in segno di solidarietà per i terroristi dell’IHH ammazzati dagli israeliani sulla Mavi Marmara. Forse sarebbe stato meglio per tutti se i soldati israeliani si fossero lasciati linciare tranquillamente. La differenza tra ebrei ed islamici nei confronti della vita ci frega sempre:
gli islamici si augurano di morire, essere martiri è la loro ambizione suprema, ma quando li accontentiamo, tutti ce l’hanno con noi. Gli ebrei si ostinano a vivere, ad esistere a tutti i costi, ma quando riescono in quest’intento, tutti ce l’hanno con loro. Va a sapere come bisogna comportarsi. Elton John, unico giusto a Sodoma, invece è arrivato, si è esibito davanti a 47.000 persone infinitamente grate, ed è ripartito.
Haim Oron detto Giumes, il leader di Meretz, già l’anno scorso aveva chiesto che la Kennesset si confrontasse con il tema del genocidio degli armeni da parte dei turchi, ma nessuno gli aveva badato. Adesso, invece, se ne parlerà.
Chissà come mai, così all’improvviso...
La piattaforma Il Cannocchiale, sta diventando impossibile, avevo deciso di chiudere il blog o di trasferirmi su un'altra piattaforma al centomillesima visita che dovrebbe scoccare in questi giorni, senonchè il contatore ha smesso di funzionare. Allora, se non mi leggete per un po' o è scoppiata una guerra o mi sto trasferendo altrove.
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ariela il 18/6/2010 alle 15:53 | |